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COME TIRARE I REMI IN BARCA

 

Mancano pochi minuti  alla chiusura ufficiale del cMOOC Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola # ltis13 e anch’io mi aggiungo alla lista dei bloggers che commentano il per-corso in termini positivi. Intanto è per me motivo di soddisfazione che il villaggio costruito in una manciata di settimane continui ad esistere oltre questa data, per volontà autonoma di moltissimi che hanno dichiarato di trovare un senso a questa esperienza che chiamerei di cooperative learning on line, e soprattutto per volontà dei suoi teachers che ringrazio: Andreas e Claude, notevoli per capacità, cultura e, non lo dico per piaggeria, qualità carismatiche.

Pensate, circa mezzo milione di partecipanti hanno avuto l’opportunità di aggregarsi attorno ad un’iniziativa di formazione di alto livello sull’uso delle tecnologie a scuola, disseminando nei post, nei commenti, nei links, una miriade di sassolini lucenti che farebbero trovare il sentiero giusto a qualsiasi bambino smarrito nella foresta di notte. E’ vero che non tutti avranno potuto o voluto cogliere questa opportunità, ma fra essi un nutrito gruppo (se si vogliono i numeri, sicuramente molto più di 100) ha messo a disposizione degli altri conoscenze e abilità già avanzate, oppure ha contribuito, con interventi meno tecnici e più ecumenici, a stimolare una riflessione profonda sui problemi e i bisogni del mondo della scuola. E sono voci che, proprio perché vengono dal “basso”, cioè dalla categoria che sta in trincea tutti i giorni, danno il marchio di garanzia ad un’attività di ricerca molto attiva, benché ancora in gran parte sommersa o misconosciuta dal sistema. Mi sono sorpresa a scoprire quante risorse, creatività, eccellenze siano presenti nella nostra classe docente, così screditata nell’opinione comune e così depressa. Confesso che, da quando frequento ltis13, anch’io normalmente incline al pessimismo guardo alla scuola con occhi più fiduciosi. Che sia possibile la rinascita? Sì, è possibile se “dagli atrii muscosi, dai fori cadenti” (le immagini sembrano appropriate alle condizioni fatiscenti della nostra istituzione scolastica) “un volgo disperso repente si desta, intende l’orecchio, solleva la testa”. Peccato che il volgo disperso del coro dell’Adelchi alla fine non si salvi, ma si ritrovi sul collo il nuovo vincitore e il vinto nemico. La scuola si salverà, ne sono certa, perché non si è mai visto il suo fallimento dal tempo dei Sumeri (4.000 a.C.); ma ciò avverrà non perché agli insegnanti saranno date delle macchine per insegnare, anche di questo sono sicura. Ce lo siamo detti tante volte, nei nostri scambi, che le tecnologie sono neutre, né buone né cattive, e possono portare vantaggi o disastri a seconda delle menti che le manovrano. Per la ripresa della scuola, come della società italiana, servono prima di tutto  energie intellettuali fresche, menti aperte, coltivate e preparate (non bestioni addestrati solo al computer). In altre parole, occorre rimettere al centro la formazione per sconfiggere l’ignoranza e l’arretratezza, riqualificarsi attraverso  ricerca e formazione che dovrebbero essere i pilastri del sistema, ma che il sistema non ha mai curato costringendoci al fai-da-te.

Detto questo, si capisce perché  apprezzo ogni iniziativa di formazione ben fatta e ho gradito   tanto questa imperdibile occasione di formazione reciproca e reticolare, che mi colloca tra quelli che hanno ricevuto più che dato. Non voglio dilungarmi oltre nel bilancio di quanto ho appreso, perché finirei col ripetere ciò che molti hanno già utilmente raccontato. Mi preme di più capire come utilizzare questa mole di nozioni, spunti, consigli, input, visioni, suggestioni,  per tradurli in operatività e stile nuovo di lavoro. In sostanza, COME TIRARE I REMI IN BARCA. Manifesto subito qualche proposito:

1) usare gli aggregatori e Diigo per facilitare l’autoaggiornamento (richiamare materiali da me selezionati, per ottenere aggiornamenti e informazioni in tempo reale, mi servirà anche a coltivare meglio i miei interessi);

2) fare esperienze con gli alunni di alcuni software, come Piratepad per la scrittura collaborativa o come il blog per la costruzione di un giornalino di classe;

3) cercare di mantenermi connessa con gruppi di condivisione, per superare quello stile di apprendimento solitario che ho sempre privilegiato.

Riprendendo il filo di Arianna dei post di Andreas ritrovo la parola “rivoli” che descrive bene la formazione spontanea  di gruppi d’interesse all’interno del laboratorio. In quale rivolo o corrente vorrei inserirmi? Prendo a riferimento un post molto critico che sottoscrivo dalla prima all’ultima riga: “I contenuti della didattica digitale”, letto nel SusyDiario di F.Valotto. Penso che una tale chiarezza di idee meriterebbe di essere sviluppata e tradotta sul campo (come suggeriva anche Claude nel suo commento all’articolo), sperimentando in classe strumenti digitali veramente adatti ai bisogni della scuola primaria  e discutendo di didattica e apprendimento con un gruppo desideroso di condividere questi interessi.

E se fosse SusyDiario il punto di raccolta di uno dei rivoli?

Aderisco in ogni caso all’ipotetico gruppo, così come individuato da Andreas in

http://iamarf.org/2013/05/31/rivoli-ltis13/

Rivoli, appunto

Sono  comparsi  in questo commento (http://susydiario.wordpress.com/2013/05/22/i-contenuti-della-didattica-digitale/comment-page-1/#comment-59)  di Claude ad un bel post di Francesco Valotto e poi sono riemersi una settimana dopo in un commento dello stesso Francesco (http://iamarf.org/2013/05/28/altre-due-parole-sulla-fine-e-sui-cfu-ltis13/#comment-18414) fra le ricche considerazioni intorno alla prosecuzione-mutazione  del cMOOC.

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