QUALI TAGS?

Rifletto…………..sul modo di circoscrivere l’area dei miei tags ad un nucleo di parole-chiave che rimandi ad un’area di interessi portatrice di significati anche per qualcuno (possibilmente molti) che sta nel cyberspazio. Io sono di quelli che stentano a produrre tag, cioè a tradurre in un pugno di parole d’ordine i propri interessi umani e professionali: mi riconosco, come qualcun altro in questa repubblica del cMooc ltis13, nella fisionomia caratteriale dell’affabulatore e perseguo (con scarsi risultati) l’ideale alquanto medievale dell’enciclopedismo culturale. La mia spinta verso l’informatica, (anche quella povera di risultati e tutt’altro che selettiva) fa parte di questa mia passione onnicomprensiva e quindi onnivora. Ma bisogna decidersi e gettare i dadi; come dice Andreas “cerchiamo di lavorare meglio sulla specificità. C’è anche gente che ha messo bookmark senza alcun tag: questo è decisamente inutile per il fine che ci siamo posti”.

Per rompere il ghiaccio dei tags comincio a postare qualcosa che mi coinvolge molto professionalmente: da una decina d’anni seguo un percorso di  formazione in servizio, pilotato da un ardito dirigente scolastico, che si avvale del contributo teorico di alcuni esperti (pedagogisti, psicologi, scienziati e via dicendo) tra cui Jacqueline Bickel che studia da una vita (uno dei suoi maestri è Silvio Ceccato) i meccanismi dell’apprendimento nell’infanzia e ha sviluppato una sua teoria originale per una didattica basata sulle più recenti acquisizioni delle neuroscienze. La ricercatrice ha portato nel nostro Istituto Comprensivo, con altri collaboratori, un sistema integrato di metodologie didattiche chiamato “Progetto Galileo”, che negli anni ha prodotto una diversa sensibilità degli insegnanti per il fattore apprendimento e una certa ricaduta nei processi didattici concreti. Si tratta di un processo lento di decostruzione di pratiche obsolete a vantaggio di pratiche nuove, più dinamiche e costruttiviste, introdotte mediante una ricerca-azione sistematica e una sollecitazione pressante allo studio di una metodica nuova; un processo di formazione molto simile ad un addestramento militare  🙂 che ha visto momenti anche drammatici di opposizione/crisi d’identità/demotivazione del corpo insegnanti sottoposto ad una cura intensiva e defatigante a cui non eravamo preparati 😡

Se può interessare alla comunità insegnanti del Mooc, specialmente a quelli dell’infanzia e della primaria,  comincio a postare un riassuntino di tutto riposo, e credo condivisibile da tutti, del progetto Galileo ( oggi costituito in rete e tuttora operante), che risale ad un convegno del 2005. Segue articolo

IL PROGETTO “GALILEO”: Apprendimento e neuroscienze

CONVEGNO SAN GIULIANO, 21 e 22 ottobre 2005
  (J.BICKEL)
  L’apprendimento è il prodotto dell’attività della mente, della parte più nobile del SNC. È evidente che le neuroscienze possono dare preziose indicazioni per facilitarlo. Le neuroscienze hanno fornito nell’ultimo scorcio di secolo importanti informazioni, più o meno note alla maggior parte degli operatori scolastici, che però stentano ad essere applicate nella scuola per migliorare l’apprendimento dei bambini.
Il Progetto Galileo si propone di mettere alla portata di tutti gli insegnanti una preparazione psicopedagogica su base scientifica, atta valorizzare e rendere più efficiente l’esperienza pratica accumulata da ognuno di loro. È un progetto che ha l’ambizioso obbiettivo di condurre gli insegnanti a far proprie, ma soprattutto ad applicare nel loro lavoro quotidiano le acquisizioni delle neuroscienze più utili alla scuolaTutto il Progetto fa costante riferimento ai dati delle neuroscienze. Accennerò in breve ai concetti cardine sui quali è basato: la precocità di intervento; la ricerca prioritaria e costante nei bambini della motivazione ad apprendere; il linguaggio dell’istruzione.
Per dare ai bambini la massima probabilità di formare solidi rapporti semantici è necessario che pensiero e linguaggio vengano a  trovarsi in contiguità all’interno della memoria di lavoro. Ciò trova la sua contropartita pratica nel suggerimento che il Progetto dà agli educatori: “fate agire direttamente i bambini, in modo che rendano attivi i relativi pensieri, e subito fornite loro brevi commenti su quello che stanno facendo”.
Il Progetto Galileo sottolinea anche come sia essenziale raggruppare tutti gli usi cui si presta la lingua, in due grandi gruppi:
  usi sociali, per interagire con gli altri, e per i quali è sufficiente un codice ristretto, fatto di parole isolate e di frasi anche ellittiche;
usi cognitivi, per apprendere, riflettere, prevedere, verificare. Gli usi cognitivi richiedono il possesso di un codice molto più elaborato, con un vocabolario più ampio e una sintassi estesa a capire e a formulare discorsi, con il collegamento di più frasi in precisa relazione fra loro.
Un tempo, quando era minore l’impatto delle distrazioni proposte oggi dal mondo moderno e tecnologico, l’educazione agli usi cognitivi e al discorso avveniva naturalmente attraverso la lettura, quando per divertirsi i bambini leggevano molto, volentieri e per il proprio piacere. Oggi una quota crescente di bambini, anche ben dotati, legge sempre meno ed è quindi proprio nell’area linguistica che affiorano le maggiori difficoltà nel cammino degli studi. È a ritardi negli usi cognitivi e nella competenza linguistica a livello di discorso che possiamo ascrivere la maggior parte dei cosiddettidisturbi dell’apprendimento.
Scopo fondamentale del Progetto Galileo è di creare una schiera di insegnanti capaci di facilitare, in tutti i bambini loro affidati, la costruzione precoce e armonica di tutte le aree della loro mappa cognitiva, cioè del pensiero, del linguaggio e del sé, a cominciare dalla scuola dell’infanzia.
Dato che si rivolge a tutti i bambini di sezioni o classi, molti insegnanti, che hanno già partecipato al progetto, hanno potuto constatare che anche gli alunni considerati migliori possono dare molto di più. Si tratta quindi di un progetto ottimizzante per tutti i bambini. Inoltre si qualifica anche come l’unico progetto preventivo di  eventuali future difficoltà, sia scolastiche, sia sociali. Di fronte al moltiplicarsi di progetti pronti a curare disagi, viene da chiedersi: non è forse meglio prevenire piuttosto che curare?
 (1)  Il Progetto Galileo inizia rigorosamente fino dalla scuola dell’infanzia, e trova la sua applicazione anche all’asilo nido, nonostante alcuni operatori ritengano che i bambini piccoli non presentino in genere apprezzabili problemi, e basti mantenerli sani e farli giocare. I bambini però fanno presto a crescere e spesso i problemi che spuntano in età successive dimostrano di avere le loro radici proprio nell’educazione ricevuta nell’infanzia.
 L’apprendimento, infatti, rappresenta la costruzione della mappa cognitiva mentale, operata da ogni bambino fino dal momento della sua nascita, durante tutte le ore di veglia. Costruzioneprecoce, quindi, ed è proprio nei primi anni che vengono formati circuiti nervosi estremamente resistenti e tenaci, sui quali potranno innestarsi tutti i successivi apprendimenti.
 La mappa cognitiva è vista come una fitta rete di connessioni fra neuroni. Ogni rete di neuroni all’interno della mappa cognitiva corrisponde a comportamenti e a conoscenze. Le reti continuano ad arricchirsi nel tempo con l’apprendimento e, se ben costruite, possono essere rese attive e recuperate al momento opportuno.
 (2) La mappa cognitiva è suddivisa in sottomappe, che corrispondono a diversi prodotti dell’intelligenza, dette popolarmente “intelligenze multiple”. Nel Progetto Galileo queste vengono raggruppate in tre prodotti dell’attività mentale:
             il , intelligenza interpersonale e intrapersonale;
             il pensiero, intelligenza motoria, spaziale, musicale;
            il linguaggio, intelligenza linguistica e logica.
 La costruzione di pensiero, linguaggio e sé è possibile per tutti i bambini, ma solo grazie all’indispensabile contributo del contesto ambientale, che dovrà fornire loro strumenti, opportunità di usarli, tempo per esercitarsi e incoraggiamento.
 Ogni bambino costruisce la propria mappa cognitiva grazie a ciò che gli viene fornito dal contestoin cui si trova inserito. Il contesto  è formato da società, famiglia e scuola. In particolare la scuola, ove gli insegnanti lavorano in quanto professionisti dell’educazione infantile, mentre famiglia e società si presentano solo come educatori dilettanti.
 Poiché il costruttore è il bambino, al primo posto nel Progetto sta la sua motivazione ad apprendere. Per mantenere sempre attiva questa motivazione è indispensabile che ogni bambino sperimenti il successo. Per dare a tutti gli alunni la sensazione di essere capace, di  saper raggiungere il successo a scuola, l’insegnante deve avere chiari sia i bisogni sia i punti di forza di ogni suo alunno. Perciò è indispensabile che l’insegnante sappia innanzitutto come accertare le costruzioni che ogni bambino ha già fatto spontaneamente nelle diverse intelligenze, o in altre parole nel pensiero, nel linguaggio e nel sé.
La valutazione individualizzata di bisogni e di punti di forza è l’unico mezzo per personalizzare l’insegnamento. Tuttavia l’insegnamento non può essere personalizzato nel grande gruppo, ma va necessariamente portato avanti in piccolo gruppo. È non basta formare piccoli gruppi. Fino agli 8 anni di età, e anche oltre, è fondamentale rispettare le regole dell’insegnamento induttivo, più lento ma sicuro, e non lasciarsi tentare dalla rapidità dell’insegnamento deduttivo, che potrà iniziare solo più tardi.
 Le regole per un efficace insegnamento induttivo sono state postulate da Piaget: esperienza concreta, quindi privilegiare il pensiero e le intelligenze pratiche; interazione sociale, quindi abituare i bambini a parlare mentre operano; infine sapersi trattenere dall’iniziare subito con spiegazioni, ma partire dalle domande per motivare i bambini a voler sapere.
 L’insegnante che ha chiari i punti di forza e i bisogni dei suoi alunni, e applica costantemente l’insegnamento induttivo nel piccolo gruppo, è in grado di facilitare a tutti il  successo, rispecchiando a ciascuno un’immagine di sé positiva come scolaro. L’insegnante che gode del successo di ogni alunno stabilisce una forte relazione positiva con tutti e non solo con alcuni, e può far crescere in tutti  l’autostima che è il motore della continua motivazione ad apprendere.
 (3) Un altro concetto al centro del Progetto Galileo è l’importanza del linguaggio e dell’insegnamento della lingua in tutte le sue forme: orale e scritta, in comprensione e in espressione. È in questo settore che possono formarsi le prime grandi differenze fra un bambino e l’altro. Sarà quindi responsabilità primaria della scuola offrire al più presto a tutti l’occasione di recuperare gli svantaggi in questo campo. Anche perché la lingua è l’elemento trasversale, mediante il quale verranno fornite le informazioni di tutte le discipline scolastiche.
 Il linguaggio è una capacità ereditata da tutti i bambini, ma solo come capacità di codificare il pensiero, cioè di rendere equivalente una stringa di suoni con un particolare pensiero. La lingua italiana, inglese, bantù… dovrà essere appresa, e il contesto è il grande responsabile di questo insegnamento. Nei primi anni è ovviamente la famiglia la maggiore responsabile dell’insegnamento della lingua parlata, che avverrà in modo del tutto informale e inconsapevole sia da parte di chi impara sia da parte di chi insegna.

Il rapporto fra comportamenti osservabili e i circuiti nervosi che li sottendono, o pensieri, può essere tradotto in pratica nell’assioma: “più il bambino è autonomo, più pensieri possiede”. Se i nostri pensieri fossero sempre attivi, più si cresce e si impara, maggiore sarebbe la confusione nella mente. I pensieri invece restano tutti in uno stato di costante riposo. Soltanto quando il loro uso è necessario vengono resi attivi. Per essere attivati vengono posti in una particolare memoria a breve termine, detta memoria di lavoro. Per insegnare la lingua in modo più consapevole è tuttavia opportuno che gli insegnanti conoscano come si vengano a formare i rapporti semantici, cioè i collegamenti fra il pensiero da un lato e la sua codifica, il linguaggio, dall’altro. Anche per questo vengono in aiuto le neuroscienze.

Jacqueline Bickel
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Pubblicato il venerdì, 28 ottobre 2005 ore 21:10 (3514 letture)
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14 pensieri su “QUALI TAGS?

  1. Claude Almansi

    Cara Edda,
    Giungo qui dal tuo commento #10 a “OPML-XML-HTML-aggregatori-tagging – #ltis13” di Andreas.
    A vedere la tua biblioteca Diigo – https://www.diigo.com/user/Eddablog – hai già un ottimo metodo di tagging quando si tratta di far segnalibri per testi di altri. Quindi direi di non preoccuparti troppo per lo scopo di riflettere “i propri interessi umani e professionali” del tagging dei propri scritti nel gruppo Diigo di ltis13. Applica semplicemente lo stesso metodo ad essi, come fossero testi altrui, visto che è come segnalibri di “testi altrui” che gli altri leggeranno i tuoi segnalibri condivisi nel gruppo.
    Secondo me, se lo scopo di quel riflettere questi interessi nostri è, a sua volta, di consentire l’identificazione di possibili partecipanti a possibili progetti, il modo personale di taggare è anche pertinente. Ad es. questo tuo post, se lo dovessi condividere io con il gruppo (non ti preoccupare, non lo farò), lo taggherei con
    – #ltis13 (per la mia biblioteca)
    – [il tuo nome e cogome] (come appaiono nel file OPML)
    – [data del post]
    – tag
    – Diigo
    – didattica
    – “progetto Galileo”
    – neuroscienze
    – lingua
    – NLP o “Neurolinguistic Programming” (1)
    – “Jacqueline Bickel”
    – Bickel
    (controllando se alcuni di questi tag andrebbero aggiunti nella lista PiratePad) perché sono una taggatrice compulsiva. E c’è chi non avrà voglia di collaborare con una taggatrice compulsiva, altri cui potrebbe far comodo.

    (1) Sarei tentata di usare il tag NLP o “Neurolinguistic Programming” non solo perché Jacqueline Bickel parla sia di lingua sia di neuroscienze, ma anche per via di

    “un processo di formazione molto simile ad un addestramento militare 🙂 che ha visto momenti anche drammatici di opposizione/crisi d’identità/demotivazione del corpo insegnanti sottoposto ad una cura intensiva e defatigante a cui non eravamo preparati >:(”

    nella parte dove introduci il suo testo. In effetti ho conosciuto un fautore della NLP che mi abbaiava contro come un sergente ogni volta che usavo la parola “just” (soltanto) perché nell’usarla, “[mi] stavo programmando negativamente ad accettare limitazioni”. E anche per via della proporzione cospicua di testi dedicati a automatismi e drill nel sito italiano del progetto Galileo. Sai come mai è venuto loro in mente di intestare il progetto a Galileo (anche nella versione canadese)?

    Rispondi
    1. eddablog Autore articolo

      Cara Claude grazie,
      ho applicato i tuoi utilissimi consigli nel taggare l’ultimo post che ho inserito in Diigo (ma solo dopo aver ripassato i video di Andreas) e comunque con qualche errore di trascrizione di cui mi sono accorta dopo.Andrò a controllare se in piratepad manca qualcuno di quei tag. Per me neofita diigo è stata una sorpresa: uno strumento molto interessante per il socialbookmarking, altra cosa dai pettegoli socialnetwork come FB tutti dediti al bla bla quotidiano. Sono sicura che userò diigo anche dopo la fine di questo corso per seguire gruppi di interesse.
      Mi hai fatto ridere con l’ immagine del tuo sergente abbaiante:J.Bickel per fortuna non risponde a quei connotati, essendo una mitissima signora dai capelli grigi che non ha nulla di marziale, tranne l’ascendenza svizzera 😉 e il fatto che il suo sistema non concede nulla alla fuga nel fantastico. Lei si richiama, credo (ma sono ricostruzioni da verificare), alle neuroscienze, alle intelligenze multiple di Gardner, evidentemente ai cognitivisti bruneriani, oltre che al suo amato maestro Silvio Ceccato e alla sua originale grammatica cibernetica. Non escluderei la Montessori. Credo che i punti di forza dei suoi studi siano, sul piano teorico, l’elaborazione sintetica dei principali schemi logici sottesi nell’uso linguistico ad ogni discorso e, sul piano applicativo-organizzativo, la teoria del piccolo gruppo che è uno dei cardini del progetto Galileo. Sull’argomento ho delle sintesi molto efficaci e, visto che l’argomento interessa a molti bloggers, posso dedicare qualche post successivo all’argomento.
      Mi accennavi all’omonimo progetto canadese. No, non abbiamo collegamenti con quello, siamo del tutto indipendenti; infatti il nome corretto del progetto sarebbe “Galileo for Education”, per distinguerlo da quello canadese.
      Il nome di Galileo fu scelto per indicare il ribaltamento del punto di vista:non più i programmi al primo posto ma ciascun alunno, una scuola alunnocentrica anziché imperniata sul docente. Come tu puoi immaginare, ci vogliono anni e anni per sedimentare un’dea nuova nell’opinione comune; la scuola è un’istituzione conservatrice per necessità storica e i tolemaici sono ancora la maggioranza, nonostante tutte le dichiarazioni contrarie.

      Rispondi
  2. sabinaminuto

    L’ha ribloggato su sabinaminutoe ha commentato:
    Il progetto di cui parla Edda è estremamente interessante ed è proprio quello che mi interresserebbe. Non tutti hanno la fortuna di avere dirigenti così illuminati e di poter riflettere in questo modo sull’attività docente.

    Rispondi
    1. eddablog Autore articolo

      Grazie Sabina,
      penso anch’io che valga la pena di far conoscere proposte di nuovi metodi, specialmente quelli che nella scuola hanno impegnato persone, risorse e intelligenze nel lungo periodo. Ben vengano i dirigenti illuminati come il nostro e gli staff motivati (come dici anche nel pingback) ma forse questo non basta a produrre un esito positivo: ci vuole un livello qualitativo più alto di tutta la classe docente, che pur essendo potenzialmente ricca ormai si è rassegnata ad essere quella plebe amorfa che i nostri ministri ispettori direttori hanno voluto da sempre col malgoverno della scuola.

      Rispondi
  3. Pingback: Il linguaggio e (è) l’esperienza | sabinaminuto

  4. sabinaminuto

    Ma che bello!
    Io ti invidio molto. Non sempre nella vita come nel lavoro hai la fortuna di incontrare le persone giuste al momento giusto. Nel mio istituto se proponessi un’attività del genere tutti mi salterebbero al collo brandendo parole come:” chi mi paga le ore in più” ” non è previsto dal contratto” “e poi quando correggo i compiti” ecc ecc ecc
    Uffa!
    Ma non è che il compito dei DS e dello staff dovrebbe proprio essere quello di segnare una via e di indicare un percorso, una riflessione?
    Sono un po’ demotivata.

    ciao sab

    Rispondi
  5. Luisella

    Fantastico! Ma tu dove insegni? I miei tre figli hanno frequentato tutti e tre una scuola dell’infanzia in cui viene portato avanti il progetto Galileo (scuola dell’infanzia del Romito, IC Gandhi, Pontedera) e ho avuto più volte la fortuna di partecipare ad incontri con Jacqueline Bickel, Graziella Muratorio, Giuliano Giuntoli. E’ veramente un progetto che andrebbe diffuso il più possibile nelle scuole dell’infanzia (e nei nidi), penso che possa fare veramente la differenza. Le buone basi si pongono proprio in quella fase della vita, e il coinvolgimento dei genitori è molto importante. Non dico che noi genitori siamo stati in grado si applicare sempre e in modo continuativo queste metodologie, ma il fatto di avere incontrato questi esperti ci ha reso estremamente consapevoli e partecipi del lavoro che veniva fatto dalle insegnanti.

    Rispondi
    1. eddablog Autore articolo

      Cara Luisella,
      non sto poi tanto lontano da te. Io insegno in alta Garfagnana, nel Comprensivo di Piazza al Serchio, dove sono approdata 18 anni fa. Ho intorno uno dei più bei panorami naturali che si possano desiderare come contorno al nostro mestiere. 🙂 Le persone di cui tu mi parli (Bickel. Muratorio, Giuntoli) sono da tempo figure familiari per noi che seguiamo con il loro tutoraggio un percorso di sperimentazione, o meglio di ricerca-azione, per una didattica rinnovata. E’ un progetto tutt’altro che scontato,basato sulla costruzione di un curricolo verticale molto ragionato e graduale, frutto di mediazione tra un modello ancora fondato sulla scuola del leggere-scrivere-far di conto (ma con una accentuazione netta del versante scientifico) e l’utopia di un nuovo modello induttivo e non trasmissivo del sapere. Su questo secondo aspetto c’è ancora molto da ricercare. Per ora i migliori risultati si vedono nella scuola dell’infanzia, ed è comprensibile che sia così, per i motivi che tu hai avuto modo di scoprire da sola come genitore e anche per la condizione più libera da vincoli formali che caratterizza l’infanzia. Proprio perché riconosco i vantaggi che sono derivati dal progetto Galileo, cercherò di parlarne ancora nei prossimi post. Vedo che interessa a molte persone della primaria, ma i concetti che esprime e l’impianto generale sono adattissimi anche alla secondaria di primo grado.

      Rispondi
  6. Luisella

    @edda e anche @claude, tra i tag per questo post, su diigo, non ci starebbe bene anche “intelligenze multiple”? e forse anche “imparare facendo” o “learning by doing”? MI sembra che siano presenti nella nostra lista su Piratepad.

    Rispondi
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