PROVE INVALSI E ART. 34 DELLA COSTITUZIONE

Riporto un commento di Giorgio Israel, professore ordinario di matematica alla Sapienza di Roma, comparso sul sito ilsussidiario.net/News/Educazione  del 2/5/13, in calce ad una lettera aperta alla  neoministra Carrozza: “…………l’affermazione che l’analisi e comprensione di un testo scritto e la riflessione metalinguistica…………possano essere addirittura misurati con test è una cosa che eufemisticamente può essere definita infondata; personalmente la trovo ridicola e squalificante per chi l’ha fatta. Si basa tutta sull’idea che il testo abbia un’interpretazione e sia suscettibile di un’analisi univoca, altrimenti nulla potrebbe essere misurato con test. Ma questa è evidentemente una tesi che può essere avanzata da chi non ha idea neppure lontana di cosa sia un testo letterario (ammesso, e non concesso, che persino un testo matematico sia sempre completamente univoco). Non a caso i test Invalsi volti a questa “misurazione” si basano su questa pretesa e appiattiscono il testo pretendendo che esso possa interpretarsi in un solo modo (quello deciso dagli ideatori del test). Ma è facile verificare su esempi che non è così e che lo studente più intelligente sarebbe quello che contrassegnerebbe più di una casella.”

Nell’articolo Ecco il “peccato originale” dei valutatori di professione, del 9/5/13, G.Israel rifiuta i termini “misurare” e “oggettivo” e dice, rispondendo a chi afferma che anche attribuire un voto è misurare, che dare un voto a un esame significa misurare un bel niente, ma fornire una stima numerica, con un sistema convenzionale, del proprio giudizio soggettivo del candidato. (………..) gli specialisti più seri di docimologia ammettono che soltanto a livelli molto elementari è possibile una stima numerica………….della capacità di usare conoscenze, mentre è del tutto impossibile quando intervengono aspetti relazionali, il che accade sia nei contesti scolastici che, ancor più, in quelli non scolastici. (………….) In misura assai limitata è possibile stimare numericamente le conoscenze di una persona, anche con test a risposta chiusa: posso verificare se uno studente conosce o no il teorema di Pitagora, l’algoritmo della divisione con resto o la legge commutativa dell’addizione; posso controllare la sua conoscenza delle regole basilari dell’ortografia, della grammatica e della sintassi. Ma è velleitario, se non grottesco, pretendere di stimare numericamente le sue “competenze”, quale che ne sia la definizione.”

A queste giuste argomentazioni io aggiungo che, a maggior ragione,

E’ UN ABUSO L’UTILIZZO DEI TEST D’INGRESSO

come metodo di selezione alle scuole superiori. E’ un’estensione arbitraria dell’uso dei test che contravviene allo spirito dell’art. 34 della Costituzione, secondo cui la scuola è aperta a tutti!

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